Ci servono le trascrizioni e dato che Allison e Nicole non hanno sempre il tempo di fare tutto da sole, questa trascrizione è qui solo grazie a Damir Chernichenko che ha voluto darci una mano.
Se vuoi aiutare a trascrivere le puntate anche tu, contattaci!
Allison Dye:
Ciao a tutti e Benvenuti al podcast, ma non sembri malata, io sono Allie.
Nicole Calvani:
E io sono Nikita.
Allison Dye:
E oggi siamo qui di nuovo con Vanessa Maranzano. Ciao Vane!
Vanessa Maranzano:
Ciao ragazzee!
Nicole Calvani:
Ossia anche “Ironia Cronica”.
Allison Dye:
Vero, c’è da dirlo. E per chi si ricorda, Vanessa è stata con noi nella prima stagione del Podcast ”ma non sembri malata”. Infatti è stata una delle nostre prime ospite del podcast in cui abbiamo fatto una piccola chiacchierata. Invece oggi è qui per raccontare la sua storia. Vero Vanessa?
Vanessa Maranzano:
Ci provo. Una parte della mia storia.
Allison Dye:
Ma prima di incominciare vorresti presentarti a chi sta ascoltando che magari non ti conosce ancora, come ti chiami? Quanti anni hai e che fai nella vita?
Vanessa Maranzano:
STO MALE…no Scherzavo. Allora probabilmente chi mi conosce ha sentito Vanessa Maranzano ha detto, ma chi cavolo è adesso? Perché dubito che molti, cioè non conoscono secondo me il mio cognome. Allora io ho 29 anni e ho aperto, credo che abbio quasi due anni a Marzo, ma non ne sono sicura, una pagina su Instagram che si chiama ”ironia cronica”. Ai tempi diciamo tipo ai miei tempi no, ai tempi è nata perché quando ho avuto le mie varie diagnosi comunque stavo sempre male. Cercavo magari memes o pagine che parlavano delle mie patologie, però le trovavo sempre in inglese, cioè le community, anche memes li trovavo sempre in inglese. Ovviamente per me non c’era problema perché parlo inglese, però mi dispiaceva anche non vedere queste cose in italiano e quindi ho detto, ma se mi mettessi io a fare a meme? Ma è è nata proprio come una cosa così, perché ho detto non mi calcolerà nessuno, però non mi importava. Inizialmente appunto questa cosa era nata insieme a un’altra ragazza. Che voi avete intervistato pure nella prima stagione che è Giulia. Solo che poi diciamo che lei ha preferito avere una pagina sua. Insomma non l’abbiamo poi più fatta insieme. È rimasta una cosa solo mia, perché comunque ci badavo io, lei magari non aveva il tempo di starci dietro e quindi poi abbiamo fatto due percorsi separati online. E appunto, ho iniziato a fare meme perché volevo che ci fossero delle cose del genere anche in italiano. Adesso li fanno a chiunque i meme, ma a volte sono anche fiera segretamente di avere un po’ avviato questa cosa, perché poi ho visto che da quando è nata la mia pagina sono nate tante pagine che facevano meme, quindi pensare un po’ che ho spronato altre persone a scherzare o a fare meme è una cosa che mi rende contenta. Poi non lo so se è vero o no, però pensa, questa cosa mi rende contenta.
Allison Dye:
Eh l’ironia ci vuole. L’ironia ci vuole, ci voleva proprio. Anche perché quando abiti, quando vivi, con malattia invisibile e disabilità, ci sono tanti motivi per piangere. Lo diciamo. Però per ridere ci vuole un po’ di lavoro, a volte ci vuole un impegno anche a cercare le cose che fanno ridere, quindi è un lavoro ottimo. E tu infatti hai più di una diagnosi, giusto? Quali sono?
Vanessa Maranzano:
Sì, la cosa è anche che a volte, come voi avete capito che mi conoscete anche meglio, ho difficoltà a dire certe cose e quindi dirle scherzando me lo rende più semplice. Magari cose che dette con serietà non avrei la forza di dire, tipo appunto anche quando ho fatto una volta un meme proprio sul su quando ho avuto la diagnosi della patologia rara. E la stessa patologia che è Nicola ed è appunto la nostra citosi sistemica. Era una cosa tragica perché praticamente io avevo fatto la biopsia che era a ottobre e mi dissero, il risultato te lo diciamo il 21 dicembre e due giorni dopo che il 23 era il mio compleanno. Quindi io sono arrivata là? Ovviamente no, nella mia città sono dovuta andare dalla Sicilia a Firenze. Sono arrivata là sperando che non mi dessero brutte notizie e invece sono entrata. Ho visto un malloppone sopra il tavolo con scritto tumore, malattie mielo proliferative e qua tutto questo dopo aver detto al dottore non mi non mi dia buone brutte notizie che fra due giorni è il mio compleanno e non appena ho detto così il dottore tipo è sbiancato.
Allison Dye:
Mamma mia.
Vanessa Maranzano:
E io questa cosa, cioè letteralmente sembra una cosa tragica e un po’ lo è, però appunto l’ho raccontata tramite un meme. Quindi appunto, è sempre stata una cosa che mi ha aiutato a dire cose che magari non riuscivo a dire e l’ho trasformata in una cosa comica. Diciamo a parte la nostra citosi sistemica, diciamo, La mia storia è abbastanza lunga e forse ci vorrebbero, anche se ci riuscissi, quattro episodi per raccontarla tutta, perché comunque è a più o meno 9 anni che sto male e sono arrivate tante diagnosi nel giro di quattro anni, perché comunque i primi quattro anni, 4, 5 anni, come al solito, ovviamente come il clown, il classico vuole, non venivo creduta, dovevo andare dallo psicologo e io dicevo sempre, ma io ci vado dallo psicologo, già ci vado, non vi preoccupate. Eh no, no, non mi ha detto che non non è, non è psicologico, non me le causo io queste cose. E mi dicevano Ovviamente che ero pazza sempre termina Stato in modo inappropriato e tutta una serie di cose. Poi, dopo 5 anni che stavo troppo troppo male, è arrivata la prima diagnosi che era appunto la massocitosi sistemica. Ma ovviamente poi ci si è resi conto che anche se sembrava la cosa più grave della serie che cos’altro vuoi? C’erano altre 1000 cose. Alcune cose ad oggi mi sembrano quasi banali. Non perché lo siano, ma perché poi me ne sono arrivate talmente tante che quelle a volte penso tipo Ah vabbè sì, cioè neanche ho la forza di dedicarmi ad alcune delle mie patologie perché non ho il tempo di vedermi in tutte queste cose. Perché all’inizio praticamente tutto era iniziato da una semplice operazione…semplice non è stata perché? Hanno detto che avevo un calcolo delle colecisti, qua parliamo proprio di 9 anni fa. Però poi hanno scoperto che il problema non era il calcolo, cioè era tipo il calcolo millimetrico che si sgretolava sola. Una cosa proprio stupida ma che avevo tutte le aderenze, avevo tutta la colecisti completamente malata e comunque ero piccola, infatti me l’hanno tolta per intero tutte queste aderenze avevano storto il duodeno e insomma infatti non digerivo più. E questa cosa comunque per anni mai nessuno si è dato risposte o ha fatto ricerche o cose varie. Ad oggi, ad esempio, che anche la diagnosi di endometriosi stanno iniziando a sospettare che quello è potuto accadere a causa dell’endometriosi, il che sarebbe grave se già a 19 vent’anni avevo l’endometriosi che mi era arrivata nella colecisti. Però è tutto un mistero.
Nicole Calvani:
Cavolo, miseria…
Vanessa Maranzano:
Dopo questa operazione sono spuntati a poco a poco tutto un sacco di sintomi che sono diventati sempre più gravi. Ma appunto per i primi 5 a 4, 5 anni dopo quest’operazione ero per tutti sana come un pesce. Cioè mi dicevano proprio a mia madre e signora, La sua figlia è sana come un pesce, aveva i globuli bianchi tipo 19.000-20.000 però era l’unico valore realmente indicativo, perché poi realmente gli altri esami erano tutti OK. Quindi per loro ovviamente ero folle e ansiosa. Poi dopo quattro anni è arrivata la diagnosi di mastocitosi, poi è arrivata quella di ipotiroidismo con tiroidite di Hashimoto. Poi vabbè le varie intolleranze, nel senso che secondo me comunque le intolleranze sono secondarie, nel senso che ho l’intestino completamente per i fatti suoi e quindi non digerisco un cavolo. E ci sono anche in questo momento un botto di cose in corso per via del mio intestino. E ora arriviamo all’argomento principale, poi anche la fibromialgia. Poi ovviamente c’è la sensibilità chimica multipla, c’è l’endometriosi, l’adenomiosi, neuropatia del Podendo. Mi scordo sicuramente altre robe. Di recente ho avuto una cosa, cioè una cosa che ancora non ho detto a nessuno. Che sarebbe praticamente una cosa che si chiama il lupus della circolazione che siccome ho fatto il profilo trombofilico per la questione pillole ed endometriosi, hanno visto che c’è questo valore che si chiama LAC che già lo controllano da 9 mesi perché si ripete più volte prima di essere sicuri che è positivo. Non è il lupus quello che conosciamo, diciamo la malattia, ma è un lupus della circolazione. Comunque è una cosa che ti predispone di più ad avere trombi e io già ho avuto dei mini ictus, ma in ogni caso ci sono un botto di cose, per questo ho così difficoltà a raccontare la mia storia. Perché ad esempio in questo periodo devo cioè ho sintomi neurologici nuovi sintomi reumatologici Yana altissimi devo fare un the Hospital stavo per…
Nicole Calvani:
Dire i sintomi si sovrappongono, alla fine uno non capisce neanche cosa deriva da cosa? Magari sì, alcune cose sì, ma altri. Poi uno dice ma ci credo. Cioè ci credo, ci credo. Senti, una mia domanda è, cosa ti ha spinto a parlarne sui social delle tue diagnosi di come le vivi. Perché ogni tanto comunque, oltre a fare meme fai anche storie, storia e sfogo. Storie dove spieghi insomma diverse cose, magari anche accaduti che ti sono successi durante appunto alcuni ricoveri o alcune visite. Insomma soliti guest lighting dico soliti mamma mia quanto vorrei non dire soliti… Dimmi un po’. Dicci scusa?
Vanessa Maranzano:
Di base a me dava fastidio l’idea di essermi resa conto comunque che vige una sorta di mentalità del tabù, cioè soprattutto io, per esempio, prima abitavo in città, ma ora abito in un paese comunque delle piccole. In realtà è una cosa che si nota ancora di più, cioè queste mentalità colme di ignoranza che si basano tipo sulla questione del non dare soddisfazioni. E un po’ comunque anche la generazione dei nostri genitori, a non tutti ovviamente non so, cioè anche fin da piccoli secondo me ci viene detto sempre sorridi devi mostrare la tua migliore di te oppure vabbè ma tu non gli devi dare questo sazio oppure anche perché se tu dai il sazio e dici che stai male poi comunque non vieni capito, non vieni creduto cioè ci sono sempre tutte queste cose dietro negative. E a me davano fastidio, cioè perché dovrebbe esserci il concetto di non dare sazio e dover fingere di stare bene se io sto male? E tu questo lo prendi come un sazio che non so neanche come tradurre questa parola, cioè hai qualche problema tu, vero?
Allison Dye:
No, è vero, ci preoccupiamo più di quello che penseranno gli altri che quello che stiamo provando noi, cioè non vogliamo dirlo, perché poi sta male l’altro ed è bruttissimo.
Nicole Calvani:
Nei paesini tendono anche a nascondere le malattie, oppure cioè io già vedo come mi guardano, anch’io abito in un paesino quando esco col bastone per esempio, cioè sembra che esco con non lo so. Con con un con un animale strano di qualche altro pianeta… e non lo so, mi guardano.
Vanessa Maranzano:
Ti faccio ridere, ti faccio ridere. C’è una mia vicina di casa nella mia strada che secondo me lei vive sul balcone perché non è possibile sempre fuori. Esatto, però hai ha tipo il tendone, no? Un tipo una sorta di tenda grande, quindi lei si nasconde dietro, ma è sempre lì. Quando io finisco in ospedale, come te lo spieghi che ogni volta che torno dell’ospedale, lei è lì, lei sa tutto e subito, neanche tempo che scendo dalla macchina, urla come stai? Io tipo morta perché non vuoi neanche parlare, posso? Ospedale la guardo ogni volta, tipo disperata, io faccio un cenno con la mano ma neanche le rispondo. Lei chiede a chiunque, sa sempre tutto di tutto incredibile però mi fa ridere, cioè almeno lei mi fa ridere.
Nicole Calvani:
Certo, no, no, no, ci sono io le chiamo le telecamere viventi, perché quello sono si affacciate alla finestra scostano un po’ la tenda pensando di non essere viste favolose eh.
Allison Dye:
Questa cosa dei vecchietti è universale perché ci sono anche i vecchietti americani che fanno la stessa cosa. Ma dove sei andata ieri in carrozzina che oggi cammini?
Vanessa Maranzano:
Ma che ti è successo, ti chiedo, ma che ti è successo? Io… a me niente. Di nuovo, in realtà, è che non solo cioè non riescono a concepirlo. Vi faccio ulteriormente ridere quando mi sono fatta fidanzata e quindi il mio ragazzo iniziava a venire e quindi camminava nella strada di casa mia un giorno mentre lui stava scendendo da solo per prendere la macchina lei si affaccia dal suo solito balcone e grida, ‘Ciao Gabriele’. Io tipo sconvolti quando me l’ha raccontato perché gli ho detto scusami, ma come fa a sapere come ti chiami? C’eravamo tipo fidanzati da pochissimo e non è che avessimo urlato il suo nome per strada e quindi niente. Vi dico che è un detective, cioè non so come fa, però mi fa troppo ridere.
Nicole Calvani:
Sì, no, è assurdo, sanno tutto di tutti, è qualcosa di boh.
Vanessa Maranzano:
Comunque, a parte tutti questi diciamo preconcetti eccetera che mi davano fastidio, c’è anche la cosa che a volte è un pensiero mio, non so se è condiviso, però a volte anche se tu puoi avere gli amici migliori del mondo, non riesci a parlare di certe cose e sfogarti realmente, sia perché per quanto vogliono, non sempre possono capirti se non ci passano, sia perché hai l’impressione di appesantirli anche se non è vero, e quindi l’idea di sfogarti e di scrivere su un post che in realtà ti leggono milioni di persone, migliaia di persone, ma tu hai l’impressione come la stessi facendo sola con te stessa. È più facile, almeno per me, è sempre stato più facile scrivere o fingere di parlare, magari anche a una mia me del futuro o a una possibile me da aiutare, ma non specificatamente con qualcuno, perché anche quando a qualcuno davanti mi prevalgono troppo le emozioni, inizio a piangere, non riesco a parlare di più. Quindi non lo so. Era un mix di cose, anche il pensare che magari anche magari pensi di aiutare te, ma cercando di aiutare te aiuti anche gli altri o viceversa.
Nicole Calvani:
Sì, sì, assolutamente, assolutamente. Cioè almeno personalmente, quando posti o comunque anche quando fai le tue storie, dove tratti comunque diversi argomenti, mi aiuti tanto e mi fai sentire anche meno sola. Perché? Ecco tante cose, per quanto una persona possa esserti amica, come hai detto tu, finché non ci passi purtroppo, cioè meno male non puoi capire. Meno male per quella persona, non lo può capire, no? Quindi sì. Ecco anche. Anche per me è così. Cioè il mio rifugio tra virgolette sicuro è scrivere, scrivere, scrivere e parlare. A volte non so neanch’io con parlare con chi, perché a volte mi metto a scrivere e non so neanche a chi rivolge o inizio a scrivere così. Quindi sì, Vane sì, sì, sì.
Vanessa Maranzano:
Ho notato anche una cosa, cioè mi sono fatta questo ragionamento ultimamente, che c’è anche un’altra cosa, vero che comunque i rapporti sono condizionati dall’affetto. Quindi che succede quando tu parli e ti sfoghi? Fai finta che ci sfogassimo, come facciamo nelle storie o nei post con qualcuno che amiamo. La prima cosa che si innesca in quella persona, prima ancora della comprensione è l’affetto. L’affetto sì, è connesso alla comprensione, ma ti fa venire voglia di poter far stare meglio quella persona perché è automatico. E molto spesso noi non abbiamo bisogno di essere consolate, non vogliamo essere consolate. E quindi sono cose molto complesse perché anche quando parlo con persone che mi possono capire, ma magari fai finta che in questo momento io sto peggio di te e tu comunque sei mia amica e la prima cosa che ti verrà da fare è comunque cercare di aiutarmi perché mi vuoi bene e invece appunto, a volte c’è bisogno quel lasciare scorrere le parole e le emozioni, semplicemente buttarle lì. La mia pagina mi permette di farlo. E allo stesso tempo mi rendo conto che quando lascio scorrere quelle parole anche senza che ci sia un fine, semplicemente per lasciarle uscire, è come se vedo che anche gli altri permettono a se stessi di lasciare scorrere quelle emozioni e senza bisogno che realmente abbiamo parlato tra di noi e ci siamo dati comprensione, c’è comprensione.
Nicole Calvani:
No ti giuro, mentre parlavi ho cercato di farmi uno schemino per connettere le cose, però effettivamente torna alla perfezione, hai ragione, hai perfettamente ragione, hai perfettamente ragione. Bene, Senti, io sempre chiarisco, tu sempre chiarisci ho visto anche nelle tue storie. Chiariamo, no? Se abbiamo la stessa malattia non significa che abbiamo gli stessi sintomi. Cristo Dio Santo… OK, tipo Io e Vanessa?
Vanessa Maranzano:
Posso dire davanti a tutti che invidio Nicole, posso dirlo, invidio i tuoi cornetti bellissimi.
Nicole Calvani:
Eh Vanessa, per esempio spiegami spiega me, spiega tu perché se spiego io mitrallaccio sai quella.
Vanessa Maranzano:
Io per esempio mangio senza glutine lattosiostamina comunque anche mangiando così qualsiasi cosa mangio mi fa male. Io me lo sognerei mangiare quello che mangio Nicole, e questo non significa che lei non stia male, cioè lei ugualmente ha i suoi sintomi, magari sono diversi dai miei perché non gli incide nella questione cibo, come incide a me? Però comunque abbiamo la stessa malattia e ovviamente penso che dall’estero questo sia complicato da capire per gli altri.
Nicole Calvani:
Eh tu per il cibo rischi anche lo shock…
Vanessa Maranzano:
Si, si..così cioè io intendo praticamente la mia cosa peggiore fino all’altra sera mi sono come sgonfiata la gola ma non avevo mangiato un cavolo quindi non si capisce neanche perché ma letteralmente ormai non posso mangiare più nulla.
Nicole Calvani:
Ma perché io ti chiederei anche vane quali sono stati i tuoi primi sintomi della mastocitosi? Cioè ma alla fine è vero ci sono sicuramente abbiamo diversi sintomi in comune però cavolo son tanto cioè è pazzesco come cambia da persona a persona, è pazzesco perché?
Vanessa Maranzano:
Cioè, nel mio caso è stata proprio gastrointestinale la cosa, nel senso.
Nicole Calvani:
Eh.
Vanessa Maranzano:
Sono arrivata a non poter mangiare più, vomitavo sempre, facevo sempre scariche continue, più di 10 volte al giorno. Qualsiasi cosa mangiavo mi si bloccava la digestione, passavo le notti intere a vomitare e poi ho iniziato ad avere una reazione allergica ogni due giorni e quindi proprio da quello è partito, cioè è sempre stato soprattutto gastrointestinale. Che poi? Ovviamente non si ferma lì, perché poi si abbina ad altre cose…
Nicole Calvani:
Eh che poi hai 8 triliardi di sintomi che perché poi i mastociti sono praticamente ovunque e rompono i cosiddetti.. ora mi censuro via le scatole ovunque.
Vanessa Maranzano:
Soprattutto neurologico, non so nel tuo.
Nicole Calvani:
Sì,si.
Vanessa Maranzano:
Però tantissimo. Il neurologico proprio li sta distruggendo i miei neuroni la mastrocitosi.
Nicole Calvani:
No, è assurdo. Neuroni ossa le ossa… Aiuto le ossa. Boh, non lo so come arriverò fra 10 anni. Però è vero, è vero comunque.
Vanessa Maranzano:
Però però non è grave. Cioè mi piace quando dicono vabbè ma è indolente, ma sei sicuro? Cioè se io sono indolente.
Nicole Calvani:
Indolente che io rischio la vita mangiando praticamente un biscotto mi viene a di che non è grave? ***
Vanessa Maranzano:
Ma no, ma perché? Ho conosciuto persone che sono definite più casi più aggressivi ma non hanno sintomi e quindi tu la dici, ma come caspita è possibile? Lo dico, caspita, sì, come caspita è possibile Eh, però è così.
Nicole Calvani:
È vero, è vero, è vero. È anche questa cosa che sbaglia, no? Esatto proprio. È che il discorso, cioè ci sono diversi stadi della mastocitosi, dall’Indolenta, all’aggressiva, leucemia mastocitale e bla bla bla. Che poi insomma.
Vanessa Maranzano:
Ma in realtà a volte questa cosa mi mi fa pensare, cioè com’è l’endometriosi? Cioè dicono tante cose, ma molte cose non possono dirle con certezza. Se tu mi dici che la malattia è rara e tante risposte non le avete, come puoi parlare poi con certezza assoluta?
Allison Dye:
Esatto esatto. E sentendo la diversità dei vostri sintomi anche mi fa pensare di nuovo che la ricerca è fondamentale perché che ne sanno loro che non stiamo parlando di più di una diagnosi? C’è, per ora è tutto una categoria MASTOCITOSI no? Però abbiamo visto in passato altre malattie che vengono poi divise tra di loro perché dicono Ah no, sono molto simili, ma sono leggermente diversi insomma. Quindi infatti come dici tu i dottori parlano con certezza, ma questa certezza non è molto sicura insomma.
Vanessa Maranzano:
Ci sono molti diciamo aspetti, non lo so, livelli della massacitosi perché c’è la massocitosi neurocemica anche altre complicanze. Il problema è che anche a livello sintomatologico non capiscono che devono ascoltare, perché fino a quattro anni fa, cioè all’inizio che ho avuto la diagnosi, per esempio a me nei centri di riferimento dicevano che i sintomi neurologici non c’entravano nulla con la massocitosi. Mi diceva ma che? Ma che cavolo dici? Con gli anni, siccome tanti pazienti riportano sintomi neurologici, hanno anche capito il perché, perché ai mastociti si vanno a mangiare la B 12, vanno a degenerare i nervi eccetera eccetera hanno iniziato ad ascoltare i sintomi neurologici dei pazienti. Quindi appunto, visto che è una cosa work in Progress, tu non puoi mai dire Eh no, non c’entra niente, stupida cretina, tu sei cretina comunque.
Nicole Calvani:
Brava, brava, esatto.
Allison Dye:
No brava è vero, è proprio vero ed è bene ricordarselo.
Vanessa Maranzano:
Sì che è stata una delle prime cose di cui abbiamo parlato, erano proprio i nostri sintomi neurologici, cioè quando ci siamo conosciuti anni fa è.
Nicole Calvani:
Vero, è vero.
Vanessa Maranzano:
Che ai tempi mi ricordo che non non avevamo forse un neurologo? Comunque non ci aiutava nessuno e ci disperavamo parlando dei sintomi neurologici.
Nicole Calvani:
Esatto si.
Allison Dye:
È questo uno dei tanti motivi per cui la Comunità fa tanto, perché almeno tra pazienti si parla anche quando i medici dicono ah ma tu sei fuori di testa lo dicono anche a Nikita, magari state a casa che non parlate con nessuno e pensate, ah, siamo fuori di testa. E invece parlando avete capito no? Questa è una cosa vera e propria, non non è nella testa.
Vanessa Maranzano:
Ma a me mi ha aiutato un sacco. Io forse, cioè io, ogni volta ricevo messaggi Carini, bellissimi. Che poi per come sono io mi sembra che neanche me li merito. Non so perché, ma io penso sempre che non mi merito le cose, ma che magari la gente mi ringrazia e io invece penso a quanto la gente aiuta me, cioè questa pagina ha aiutato me. In realtà forse è più di quanto io aiuto gli altri e a volte la uso come… Come si dice? Tipo come cosa di rivalsa quando un dottore non mi crede io senta io c’ho una community online e le posso assicurare che non sono l’unica che la pensa così e in quel momento mi sento tipo tutti voi dietro di me a gruppo tipo Oh, cosa devi fare?
Allison Dye:
Che bellissimo cosa però questo è proprio cio che spero.
Vanessa Maranzano:
E però infatti nella mia testa mi dà mi dà conforto tipo, non sono sola, va*, no?
Allison Dye:
È vero, è vero, no, perché anch’io penso sempre alla Comunità quando sono nella sala d’attesa e mi viene sempre quell’ansia. Anche a voi viene? Cioè, nonostante tutte le vite, ogni anno, ogni volta, non sono l’unica? Magari in questo momento in una sala d’attesa che è tutta nervosa, ansiosa? No, è bello proprio come hai descritto tu. Vale perfetto.
Vanessa Maranzano:
La ciurma che fa tipo mi dispiace che non ti posso vedere i gesti nel uno schiocco di ditada slay insomma.
Nicole Calvani:
Spettacolo. Vane Senti, voglio farti una domanda, due domande a cui tu mi dici. Poi se vuoi prendere una pausa per pensarci oppure non rispondere direttamente, arrivo Eh. Cosa direste alla Vanessa del passato, del presente e del futuro? Tre. Io di solito chiedo solo del passato e del futuro, però a sto giro ti chiedo tutte e tre.
Vanessa Maranzano:
Èh Difficile.
Nicole Calvani:
Eh lo so appunto perché no, ti spiego, sai perché? Perché secondo me tu hai fatto un periodo da quando ti ho conosciuta un po’ di anni fa, tu hai fatto un percorso che forse manco te ne rendi conto, non lo so, ma hai fatto un bellissimo percorso anche di non so se chiamarlo, cioè ti sei sbocciata, no, posso dirti si può dire sbocciata. Oh come Fiorellini, non saprei, sei proprio.
Vanessa Maranzano:
Sono contenta che tu vedi questo perché io mi sento al contrario, come se a poco a poco mi fossi chiusa, cioè il contrario di sbocciare non lo so qual è, ma mi sento come se a poco a poco fossi appassita perché ho perso le speranze in troppe cose e quindi non mi vedo così positivamente a dire la verità. Perché appunto, ultimamente mi sono successe, cioè la mia salute sta peggiorando troppo e mi sono successe troppo brutte esperienze mediche, quindi mi sento abbastanza persa. Forse le cose in cui sono fiorita hanno a che fare più a livello psicologico, cioè nel senso nel mio modo di capire certe cose e avere più compassione.
Nicole Calvani:
Ma poi? Ma poi spieghi i concetti quando spieghi. A volte quando riesci ad aprirti, quelle volte che riesci ad aprirti…ti apri proprio, si vede che ti Apri con il cuore che mostri la vera Vanessa, la Vanessa, Vanessa non ironia cronica Vanessa, perché alla fine tanti di questa Community probabilmente ti conoscono più come. Ioronia cronica che come Vanessa no?
Vanessa Maranzano:
Penso di si.
Nicole Calvani:
Però, cioè non so se mi sto spiegando, aspetta, aiutatemi.
Vanessa Maranzano:
No capisco, ti dico il mio pensiero e vediamo se ha senso. Molto spesso io faccio storie dove magari sono, cerco di essere compassionevole con me stessa. Tipo quando dici, ah, non sentirti in colpa, sì meno dura con te stessa e tutte queste cose qua e non lo faccio perché ci credo, è tipo ”fake it till tou make it” (un modo di dire), cioè nel senso.
Allison Dye:
Stavo per dirlo perché lo dice sempre mia madre.
Vanessa Maranzano:
Esatto, siccome io non lo so fare, però penso, fai finta che lo stai dicendo a una persona a cui vuoi bene. E quindi e fai finta però che lo stai dicendo anche a te stessa. Cioè è una finzione che cerco… cioè faccio per cercare di immagazzinare quelle cavolo di cose e Smetterla di essere così allo stesso tempo mi mi fa pensare alla tua domanda della Vanessa del passato, cioè molto spesso per la Vanessa del passato provo tanta tenerezza, cioè sono triste per lei. O mi dispiace per lei o anche per la Vanessa bambina che comunque aveva già dei problemi di salute anche se non lo sapevo e quindi provo un senso di.. per lei riesco a provare compassione e dispiacere e affetto, mentre con la Vanessa del presente sono sempre cattivissima da fare schifo, quindi quando faccio le storie immagino di parlare alla Vanessa del passato, per cui mi dispiace e immagino di parlare a qualcuno che si sente così e che sicuramente come me non riesce a essere buono con se stesso e quindi per questo ci riesco bene. Però poi dico cioè perché con la Vanessa del presente non ci riesci, che che qual è il problema? Perché? E questa ancora è una cosa che devo… devo.
Nicole Calvani:
Ci stai lavorando via.
Allison Dye:
Stai lavorando, ci sta che il tè del presente devi fare tanto lavoro interiore. Non so ci sta, anzi è bello sentire questa, questa cosa perché penso che tutti ci sentiamo un po’ così, sinceramente.
Vanessa Maranzano:
Ma perché siamo str* con noi stessi? Questo è il punto. Ma io non la capisco questa cosa, cioè anche se hai pena per la testessa del passato è perché magari ti sono successe cose brutte, no? O non so che. Ma anche ore ti stanno succedendo perché ti tratti male, cioè perché siamo sempre così cattivi con noi stessi.
Allison Dye:
E guardi, magari il tè del passato con. Un’altra prospettiva da un’altra prospettiva riesci veramente a vedere, oh mamma mia, quante cose mi stavano accadendo poverina e tu vedi te in mezzo a tutto questo casino e invece in questo momento il casino è attorno a te. Quindi tu dici oh, sta stanno succedendo tante cose, ma non ci vedo perché c’è tutto sto casino intorno a me e quindi magari io mi ci vedo tanto in questo, che tu parli col te del passato perché anch’io provo tantissima compassione per il me del passato e penso, ma lei c’è ancora dentro di me? Infatti la piccola Vanessa del è passato dentro di te, quindi devi continuare a prendere cura di lei. Insomma.
Vanessa Maranzano:
Qui cè molto ‘lo Psicologo è entrato in chat’ però c’è anche da dire, cioè quando ci dicono Ah cioè la cosa che hai detto tu poco fa che abbiamo l’ansia costante, io quando devo fare una visita già due giorni prima inizio ad avere l’ansia. E lì c’è da dire quando dicono, Ah devi andare dallo psicologo, ma cavolo, per il 50% mi ci avete mandato voi con tutti i traumi medici e qui forse si apre la parentesi che doveva essere principale di questo episodio, cioè il mio ricovero, perché veramente io direi, ma dopo una cosa del genere come fa un paziente a non essere traumatizzato? Cioè tu dovresti avere fiducia negli ospedali, devi dire OK, ho tante malattie però se vado in ospedale, cioè l’ospedale, è una cosa che dovrebbe trasmettere sicurezza, fiducia o quantomeno una speranza di salvezza. Avere paura dell’ospedale è una cosa terribile perché in casi come nostri che ne abbiamo bisogno, è veramente sentirsi senza speranze. Niente sempre per i sintomi gastrointestinali che non ve li posso spiegare tutti perché ci vuole troppo tempo… Ma sono finita una notte a vomitare più di 10 volte sangue. E anche scariche sempre con un bagno di sangue. Tutto questo tipo dall’una di notte alle sei di mattina no stop e sono… preparatevi perché è traumatica la cosa. Sono finita al pronto soccorso perché non potevo continuare così, letteralmente ero disidratata ma non riuscivo a bere. Se bevevo vomitavo, cioè non sapevo più cosa fare, quindi sono andata al pronto soccorso e non volevano far entrare nessuno con me, cioè voi. Immaginatevi io comunque mezza incosciente. Non riuscivo a parlare, non riuscivo a muovermi. Mi hanno direi in siciliano, svacantata. Mi hanno buttata su una sedia a rotelle. E gli hanno detto ai miei familiari, non c’è bisogno di voi, era un ospedale, non vi fidate, cioè se sta male e ci sono i medici tipo loro gli dicevano sì, ma non riesce a parlare, è un caso complicato, vi dobbiamo spiegare tutte le patologie che ha, non le potete dare nessun farmaco senza il nostro consenso perché è allergico a un sacco di cose. Dobbiamo entrare quantomeno no, no, no, lei parla da sola, io non volevo entrare da sola perché è già successo altre volte che entravo da sola e rischiavano di ammazzarmi e quindi mi hanno preso in giro. Mi hanno detto no, intanto entri e ti mettiamo la farfallina e poi facciamo entrare qualcuno in caso spoiler, non l’hanno fatto entrare nessuno, mi hanno buttata sempre disidratata e tutto senza mettermi flebo né niente, semplicemente in attesa in una stanza, da sola, sola dice. Avevano detto i miei parenti, tanti, non avrò lasciato sola, c’è sempre qualcuno con lei, io sola, totalmente sola in pronto soccorso. Messaggiavo continuamente con mio fratello e il mio ragazzo che erano fuori e che ovviamente erano arrabbiati perché volevano entrare e gli dicevano ma è sola? Ma lei ci sta dicendo che è sola. Non è vero che c’è qualcuno con lei. Una infermiera ha avuto il coraggio di dire che io stavo facendo la scenata solo perché volevo il fidanzatino, non che io avevo bisogno di qualcuno. Dopodiché succede che disidratata mentre continuava a stare male, non veniva fatto nulla perché ero in attesa. A sto punto Fammi attendere fuori, non mi fai attendere sola. Cosa subentra? Una crisi della massocitosi perché mettiamo la musichina di superquark, il forte dolore o comunque lo stress fisico emotivo trigger e mastociti li fa degranulare. Quindi in tutto quel contesto di stare malissimo si è aggiunta anche la crisi. Quindi improvvisamente l’ossigenazione mi scende a 80. Io non respiravo più, io non sapevo come chiamare aiuto perché ero sola e se tu hai l’ossigenazione a tanta sto letteralmente perdendo i sensi. Non puoi urlare. Quindi io scrivo sempre messaggi e sono loro da fuori che avvisano che deve venire qualcuno da me. Cioè loro sono così, loro sono la gentilezza fatta persona. Non hanno urlato né niente, ma cercavano di insistere per entrare. Io dico con un filo di voce sottile, quando dopo tre ore arrivano che avevo bisogno del cortisone e non mi hanno voluto dare il cortisone, mi hanno messo la maschera d’ossigeno, la saturazione non aumentava e loro erano sconvolti, perché come è possibile? Se la discutevano davanti a me mentre ero mezza morta, come è possibile che la soturazione così bassa, porco ca*, è una malattia rara. Se voi non mi avete ne ascoltato, ne avete fatto parlare i miei familiari. Io gli ho dato il numero del mio oncoematologo, che è sempre dello stesso ospedale dove ero al pronto soccorso per fargli parlare fra di loro, ma loro non gliel’hanno detto il mio oncoematologo che gli aveva una crisi in corso? No, l’oncoematologo non ci ha detto di fare il cortisone. Io poi ho scoperto che non gli avevo detto niente, è stata una cosa assurda. Dopo il Tizio, siccome per loro non era possibile che io così giovane avessi la saturazione a 80, quindi dicono sarà sbagliato il cosino facciamo le come si chiama Lemogas io non so se sapete cos’è lemogas è un prelievo che viene direttamente dell’arteria non nell’avena quindi ti bucano dall’arteria principale dal polso fa un male cane perché prendono la saturazione direttamente dall’arteria. Ovviamente secondo me era questo il problema, non l’hanno saputo fare, mi hanno bucato tutte e due le arterie quattro volte e non sono riusciti ugualmente a prenderlo. Questo mentre avevo l’ossigenazione a 80 e quindi con l’ulteriore dolore mi sentivo ancora peggio. Io non so com’è che non sono morta. Io ho Detto questo. Io a un certo punto mi ricordo che ho trovato la forza di parlare e ho detto se muoio è colpa vostra. E questo è stato solo l’inizio, perché poi da lì non vi dico neanche tutte le altre cose. Poi sono stata abbandonata in un’altro corridoio e ovviamente non sono mai entrati i miei parenti di lì. Poi sono finita al reparto di gastroenterologia e lì ho incontrato la prima dottoressa gentile che ovviamente era una ragazza della mia età. Quindi questo è il motivo e non appena vi ha sentito tutto quello che è successo al pronto soccorso. Ha detto, Non ti ci faccio tornare più al pronto soccorso, ti teniamo in questo reparto, ma non mi poteva tenere in quel reparto, quindi alla fine mi ha fatto ricoverare a gastroenterologia per fare un sunto. Sono stata in ospedale 8 giorni e in 8 giorni non hanno fatto assolutamente nulla. Per aiutarmi.. io tutto quello che mangiavo continuavo a fare scariche, non riuscivo a mangiare, continuavo ad avere crisi perché ero digiuna, ero sotto stress, mi davano semplicemente le flebo di acqua e zucchero e basta. Hanno provato a darmi una sacca tipo la sacca alimentare per nutrirmi e anche la sacca mi ha fatto reazione avversa, quindi fondamentalmente siccome loro erano spaventati da questa malattia. Non facevano nulla perché avevano paura che qualsiasi cosa mi facesse reazione. Quindi semplicemente mi hanno fatto esame di urine e delle feci di cui tutt’oggi a distanza di sono state ricordate a novembre tre mesi non ho ricevuto i risultati e poi dopo 8 giorni praticamente mi hanno detto che mi dimettevano perché non era etico tenermi lì se non potevano aiutarmi. Io sono tornata a casa stando ancora male. E il goncomatologo ha cercato di darmi qualcosa a distanza da casa per continuare a farmi idratare per cercare di aiutarmi poi non si so come prendendo robe proprio blande tipo enterogermina e reidratanti vari. A poco a poco sono tornata a mangiare senza morire ma ho ugualmente tutti i giorni mal di pancia sto tutti i giorni male tutti i giorni diarrea. Ho tutti i giorni nausea e di recente ho avuto anche un’emorragia dal retto. Finita di nuovo al pronto soccorso e mi hanno detto che non non sapevano come aiutarmi e quindi io adesso non so ancora cosa ho cioè non lo so perché sto peggiorando così tanto che non riesco a mangiare un cavolo a parte tutto questo io gli avevo comunicato ad esempio che avevo la sensibilità chimica multipla e loro ogni mattina mi entravano in stanza alle 5 del mattino la donna delle pulizie e puliva il pavimento con la candeggina. Quindi io ogni mattina alle 5 mi svegliavo di botto, tutta ansiosa e sudata. Dovevo alzarmi anche se non mi reggevo in piedi, mettere la mascherina e uscire dalla stanza e loro non avevano idea di cosa fosse questa cosa. Oppure gli avevo detto che ero allergica al kiwi, ma gravemente, cioè non posso odorare neanche il pelo non e quindi gli ho detto non puoi entrare nella mia stanza. Ero tra l’altro con due signore adorabili e che sono state tipo le mie nonne, infatti le ho amate in quella settimana. E loro hanno detto, noi, noi non ne vogliamo kiwi, non ce ne portate, che la ragazza gli fa male. Puntualmente ogni giorno loro portavano il kiwi nella stanza e se io dovevo urlare per farglielo uscire no. Che cosa state facendo quindi? Ho vissuto una settimana letteralmente nel mood sopravvivenza, cioè stare costantemente sull’attenti ed avere paura che per qualsiasi motivo ti ammazzassero… hanno provato a darmi un farmaco che conteneva lattosio? Mi portano sto farmaco te lo devi prendere e io che cos’è? E gli dava fastidio, cioè il fatto che un paziente fa domande e vuole sapere gli da fastidio. Peccato che se non fosse così potessi m-orire sempre detto in siciliano. No no il dottore ha detto di prenderlo e si ma voglio sapere che cos’è. Mi dicono il nome del farmaco ma lo cerco contiene lattosio? Gli dico questo farmaco contiene lattosio, non lo posso prendere.. E la tizia mi risponde quindi ti rifiuti di assumerlo? No, non mi sto rifiutando.. non lo posso prendere, mi avete detto una cosa che non posso prendere, cioè io adesso rido ma io ho avuto un esaurimento a livelli che non ti dico cioè ma proprio non esaurimento nervoso, esaurimento cioe di delusione non lo so. Io dico lascia stare malattia rara che anche se non è normale è conosciuta poco, ma qua parliamo proprio. Non c’è umanità negli ospedali non c’è preparazione perché se io ti dico sono intollerante al lattosio ed è scritto nella mia cartella medica ma siccome i turni cambiano ogni due ore ci ogni due ore c’era un medico diverso, i turni cambiano di continuo, non si aggiornano fra loro ogni giorno devo ripetere da capo tutto. E ogni giorno ognuno di loro dava una teoria diversa, ma alla fine nessuno mi aiutava. C’è proprio l’intero sistema. Funziona una cacca totale. Entra un medico con 20 tirocinanti al seguito, parlano tutti fra di loro, a te non ti considerano, cioè non lo so, non è manco essere una cavia da laboratorio, perché la cavia la osservi, almeno non sei proprio invisibile anche in ospedale. Io non lo so. Io quella settimana sono uscita dall’ospedale e dicevo, ma che che speranza possa avere con degli ospedali che funzionano così anche solo fossi stata intollerante questi non stesso mi avrebbero fatto danno. Lascia stare la malattia rara.
Nicole Calvani:
Questo è gravissimo, cioè questo è gravissimo.
Vanessa Maranzano:
Tutto è gravissimo.
Nicole Calvani:
Anche il fatto cioè oltre, come hai detto tu parte la malattia rara, ma il fatto che tu sei allergica al kiwi, ca*, anche solo l’odore, potrebbe seccarti. Il fatto che loro ogni giorno in entrassero è grave. In un ospedale è grave è grave.
Vanessa Maranzano:
Grave? Perché no? Ma a noi non ce l’hanno detto, Eh, ma noi non lo sapevamo. Oppure il fatto che ti svegliano alle 5 del mattino per fare l’esame di sangue. Tu la notte non dormi pieno di zanzare, arrivano, accendono la luce, spalancano la porta. BOom. Oh, ma tipo cioè non gliene fotte niente? Cioè arriva. A me una mi ha scritto una ragazza infermiera nei giorni in cui ero ricoverata e mi ha spiegato che i prelievi dovrebbe farli chi monta la mattina, quindi chi arriva verso le 8-9.
Nicole Calvani:
Ecco.
Vanessa Maranzano:
Mentre lo fanno fare a chi smonta? Non ci sarebbe motivo di svegliare il paziente alle 5 perché tanto prima delle 7 e 8 non possono iniziare, no a mandarli in laboratorio. Quindi io mi rendo conto come tutto proprio non lo so, non lo so perché, ma è tutto talmente domanizzato è terribile che non è il punto quella malattia è il punto proprio. Ti fanno perdere le speranze nell’umanità.
Nicole Calvani:
No, no, Assolutamente no, assolutamente.
Vanessa Maranzano:
A meno che non sei ricco o sei Fedez?
Nicole Calvani:
Mi fa ricoverare in una privata.
Vanessa Maranzano:
Battutina.
Nicole Calvani:
Vabbè così è così ragazzi.
Allison Dye:
è così ovunque, chi ha i soldi sta bene anche quando sta male.
Vanessa Maranzano:
Lì voglio vedere se lo trattano così o se come minimo, se ci fosse un errore gli bacerebbero i piedi sporchi.
Nicole Calvani:
Guarda, io non ho parole, anzi Vane, sinceramente. Innanzitutto grazie per averne parlato, perché immagino, anzi la fatica. A parlarne. Perché è che dire che è un trauma è davvero poco, è davvero è indescrivibile. Una cosa del genere è indescrivibile. Penso che purtroppo alcune persone, se non tante, si ritroveranno in alcune cose. Io mi auguro non tutte quelle che ti sono successe perche.. È una situazione non grave, gravissima, in un ospedale che neanche le basi. Perché alla fine si parla anche di basi, no, di basi perché il discorso che ti abbiano fatto una semplice, flebo di acqua e zucchero per 8 giorni non abbiamo neanche fatto nulla.
Vanessa Maranzano:
E il bentelan, quando stavo per svenire, poi me l’hanno fatto.
Nicole Calvani:
Almeno almeno quello, perché sennò cioè ho capito, ma ma io guarda, è tremendo, è tremendo e purtroppo ci sono tanti ospedali in Italia, soprattutto da quello che ho potuto apprendere purtroppo in questi anni verso anche verso il sud che che purtroppo sono messi malissimo, malissimo. Io non posso neanche dire che ho avuto esperienze. Sì, ho avuto esperienze sicuramente di gas lighting sicuramente, ma in esperienza del genere no, no.
Allison Dye:
No, è terribile, è un incubo. Veramente il paziente dovrebbe essere il centro della cura no? c’è il punto di riferimento per la cura, ogni passo. Ci dovrebbe essere il paziente nella mente dei medici, l’infermiere e tutto e tutto quanto. Invece loro sono più concentrati sui sistemi, il calendario, l’orario che si fa, questo e quest’altro. E senza pensare, ma svegliare il paziente alle 5, questo è un bell’esempio. Svegliare il paziente alle 5 perché ci va, perché per noi funziona meglio, va bene per il paziente, il paziente non va per niente considerato e questo è grave veramente.
Nicole Calvani:
Non la ascoltano, non ascoltano.
Vanessa Maranzano:
Per loro e solo un lavoro.
Nicole Calvani:
Brava.
Vanessa Maranzano:
Non c’è la commessa al che è stanca che lavora tutto il giorno. Gli chiedi un’informazione e ti risponde male, non gliene frega un cavolo di te e non cambia il fatto che sia ospedale. Io ho una amica cara che lavora in ospedale e lei mi racconta delle cose e mi dice Io appunto sono sconfortata perché io lo vedo come parlano gli infermieri come parlano.. Ma tipo Ah devo andare a pulire quella stanza, mi girano i cogl* Ah devo andare a pulire il culo a quella vecchia? Cioè uso queste parole forti perché parlano così, cioè per loro è un lavoro, è una cosa che io non so quante persone realmente facciano ciò per vocazione, ma secondo me sono veramente poche. Parlo di comunque personale che di medici. E il punto è che anche quando c’è quel medico fra virgolette buono volenteroso si ritrova in un sistema che fa schifo.
Nicole Calvani:
Brava.
Vanessa Maranzano:
Perché c’è anche questo da dire, perché io l’ho conosciuto un dottore buono, ma non riesce a fare quello che vorrebbe nell’ospedale in cui è. Quindi poi secondo me la cosa più triste non diventa la sofferenza fisica ma psicologica del constatare tutto ciò, cioè perché per me in questo momento è la cosa più pesante in assoluto.
Allison Dye:
Sì, e ti ringrazio anch’io per aver raccontato questa cosa, perché non è facile assolutamente vivere queste esperienze e poi raccontarla ancora. Più difficile forse.
Nicole Calvani:
Perché poi quando la racconti è come riviverla alla fine ora una non chiaramente e fisicamente, ma psicologicamente è.
Allison Dye:
Sì, e ti ti ringraziamo perché veramente speriamo che questa storia possa far capire alle persone che ci vuole un cambiamento nel sistema sanitario e che i pazienti devono venire considerati in ogni decisione medica, perché alla fine. Tu, i tuoi familiari sapevano come gestire la tua situazione meglio delle infermiere che ti circondavano. É veramente grave, molto grave. Ma ti ringraziamo. E tornando alla domanda di prima, cosa vorresti dire adesso alla Vanessa del futuro? Cosa vorresti dire?
Vanessa Maranzano:
Più che dirle qualcosa non lo so, vorrei sperare che nel futuro queste cose veramente possono arrivare a qualcuno che possa fare qualcosa e che a parte questo, anche se tutto fatto talmente schifo e in certi momenti l’unica cosa che penso è che tutto fatto talmente schifo che posso trovare ugualmente un modo o un suo modo per trovare ugualmente una strada come ha sempre cercato di fare.
Allison Dye:
Belle parole veramente, grazie di cuore Vanessa.
Nicole Calvani:
Benissimo, siamo, siamo sincronizzate. Io avrei un’ultima domanda, hai un messaggio da dare Vane a chi ti sta ascoltando? Un messaggio, una parola, qualsiasi cosa.
Vanessa Maranzano:
La cosa che mi verrebbe da dire è semplice, ma per me ha tanto significato. E dire la frase ”non è colpa tua”. Vale su tantissime cose e so quanto, anche se non ha senso in un sacco di cose ci sentiamo colpevoli, tipo io ;super trigger warning;, avviso di questa cosa, sto così male ogni volta che mangio e so che non è affatto colpa mia ma ho sviluppato così ansia quando devo mangiare che quando sto male mi sento in colpa. Penso cosa ho fatto di sbagliato, cosa ho mangiato di sbagliato? In realtà lo so che non ho fatto niente di sbagliato, però c’è sempre quella voce così sabotante, così forse che interiorizza a gaslighting o solitudine, non so che cosa che cerca sempre di darsi delle colpe, quindi secondo me la cosa più importante che posso dire a chiunque prova anche solo una minima emozione del genere ”non è colpa tua”.
Allison Dye:
Bellissime parole, veramente. Grazie. Mi hanno colpito moltissimo, penso che aiuteranno tantissime persone. Io vorrei chiederti se vuoi condividere i nickname dei vari social, dove possono andare a trovarti.
Nicole Calvani:
I profili.
Allison Dye:
Si.
Nicole Calvani:
Perché poi spiega un po’ anche il discorso dei profili. Che hai un profilo anche di cucina fighissimo che me gusta tanto e ogni volta mi fa venire fame.
Vanessa Maranzano:
Ovviamente c’è ”irania cronica” che diciamo è anche il posto dove sto di più su Instagram, perché è quello do ormai mi sento più a casa. Poi, sempre su Instagram, è nato ”cronica dalla cucina” dove ovviamente faccio ricette che se le può magnare chi cavolo vuole però sono adatte soprattutto anche a chi mangia senza lattosio, glutine e Stamina e tutte le camurrie come si dice in siciliano che ho. E quindi parlo di prodotti nuovi che scopro. Comunque cerco di sperimentare quelle ricette e appunto questa cosa era nata per non sconfortarmi troppo nei confronti del cibo e cercare di sperimentare anche con quelle poche cose che posso mangiare. E poi va beh, l’avevo detto tempo fa, ho un profilo che diciamo è quello lavorativo che non ci sto più da un bel po perché comunque… Non lo so, mi è piaciuto molto di più dedicare il mio tempo ai social su ironia cronica, perché è stato per me una cosa importante. Ho continuato ugualmente, magari a lavorare, però non mi sono dedicata al profilo di lavoro, anche se prima o poi lo devo riattivare e quello è tutt’altra cosa. E si chiama ”il girasole viandante”. Mentre poi su Tik tok. Ovviamente sempre la pagina sempre si chiama ”ironia cronica”, dove stavo provando pure lì, magari sperando di arrivare a più persone, di fare i video, e poi da poco ho aperto una cosa diciamo staccata che poi staccata non è che è una pagina creativa dove cerco di esprimere tutta la mia creatività, perché comunque per me non è un ancora di salvezza quando sono tanto, tanto, tanto depressa. Quella pagina. Non mi ricordo neanche come si chiama, però ve lo dico subito, si chiama ”Vanessa_La viandante”. Sicuramente la gente si confonderà, però almeno quattro.
Allison Dye:
Andate tutti a seguire Vanessa su questi diversi profili perché veramente fa tante cose belle. Ti ringrazio di nuovo Vanessa per oggi veramente grazie di cuore.
Nicole Calvani:
Grazie di cuore Sì.
Vanessa Maranzano:
Io ringrazio anche perche se non abbiamo parlato di cose allegre, è stato molto bello per me e anche d’aiuto parlare con voi.
Allison Dye:
Ringraziamo tutti coloro che stanno ascoltando questa puntata in questo momento e mando abbracci a tutti e mando abbracci anche a voi. Grazie di cuore. Un abbraccio forte.
Nicole Calvani:
Un abbraccio grande!
Vanessa Maranzano:
Un abbraccio.